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Pereta è una località del comune di Magliano, situata a nord del capoluogo, lungo la strada che conduce a Scansano.
Edificato dagli Aldobrandeschi tra il X e l'XI secolo, Pereta divenne un importante centro militare posto a guardia di un passaggio stradale obbligato che collegava la costa con la montagna.
Tuttavia dai ritrovamenti archeologici avvenuti intorno al borgo, sembrerebbe che la vita vi si svolgesse già in epoca etrusca e romana.
La memoria più antica rimane comunque un atto notarile datato 8 agosto 1032. Dal documento s'apprende infatti che Albizio del fu Pietro vendette a Signoretto del fu Otto, un pezzo di terra a Pereta, nel Contado Rosellense, con tutte le case, vigne e terre, per il prezzo di venti soldi d'argento.

Benché legato alle vicende politiche e militari degli Aldobrandeschi, Pereta non fu mai alle loro dirette dipendenze.
Infatti nel 1203, troviamo il borgo sotto il potere di un certo Messer Francesco, sebbene il conte Ildebrandino VIII ne rivendicasse il possesso. Ancora una Bolla Papale del 1216 ri­sulta che i lasciti su Pereta, la chiesa di San Bruzio a Magliano, l'oliveto ed un casale sull'Osa, vengono riconfermati dal Pontefice Onorio 1110 all'Abbazia di Sant'Antimo di Montalcino.
Nel 1238 l'esercito senese prende d 'assalto questo castello insieme a quello del Collecchio, di Magliano in Toscana e Montiano, occupando così quella fascia costiera, punto base per lanciare l'ultimo attacco decisivo a Sovana, sede principale dei conti.
Tuttavia nel 1274, dopo anni di varie lotte, questi feudi vengono recuperati dagli Aldobrandeschi e, nella storica divisione di quello stesso anno, Pereta passa sotto il possesso del Conte Ildebrandino di Santa Fiora. Questi ultimi anni del XIII secolo si concludono con le oscure ma appassionate vicende della contessa Margherita e Nello Pannocchieschi che, tra il 1220 e il 1225 circa, vissero tra queste fredde mura la loro breve, appassionata storia d'amore.
Con l'inizio del XIV secolo, il declino degli Aldobrandeschi va sempre più assumendo serie dimensioni e benché molti castelli siano ancora sotto i loro domini, sono questi per lo più governati liberamente da nobili famiglie forestiere. È il caso di Pereta, che già agli inizi di questo nuovo secolo, risulta misteriosamente in possesso del conte di Donoratico. Una sentenza pronunciata in Pereta, del 20 marzo 1344 rivela infatti che: ... in detto anno Priore di Naddo da Cetona, Castellano in Pereta del conte di Donoratico, condannò Andreoccio di Guidone ad essergli tagliata la testa per aver ammazzato con coltello Andrea del già Bucetto di Pereta, entrambi cittadini di questo castello.

Ma se il Conte di Donoratico amministrava il feudo, anche gli Aldobrandeschi dovevano possederne una parte, tanto che l'anno successivo, nello strumento della sottomissione a Siena dei conti Andrea e Giovanni, risulta tra l'altro che questi cedevano anche la terra di Pereta. Negli ultimi anni che seguirono si trovò il castello sprovvisto di governo, divenendo facile preda per briganti e predatori.
Nel 1377 il feudo di Pereta fu posseduto dai Papalini che vi mantenevano una grossa truppa di Brettoni, i quali scorazzavano e predavano per tutta la Maremma e, dopo aver razziato il castello, l'abbandonarono in rovina. Tornato alla Camera Apostolica di Santa Chiesa, fu acquistato nel 1383 da un certo messer Giovanni Minucci, cittadino senese e cameriere di papa Urbano V, che lo cedette in seguito a suo fratello messer Francesco detto il "Fonda". Il governo di costui non piaceva ai peretani che segretamente tentarono di allearsi ai Conti Aldobrandeschi ma, quando tal Messer Francesco s'accorse del complotto, fece chiamare il Conte Tancredo di Modigliana che, con l'esercito senese, dopo aver recuperato la fortezza di Fabia, occupata dalla Compagnia dei Predatori, s'impadronì facilmente delle terre di Pereta, sottoponendole all'ubbidienza di Siena a condizioni però che una volta terminato lo Scisma, avrebbe restituito quella terra alla Camera Apostolica.
Alla conclusione dello Scisma i senesi non mantennero i patti e il 21 febbraio 1474, essendo trascorsi novant'anni che possedevano quel fondo, rinnovarono i Capitoli in possesso.
Con la dominazione senese, si conclude il ciclo delle molteplici vicende militari da cui Pereta ne uscì in rovina e in gravi difficoltà economiche.
Tuttavia, la Repubblica di Siena cercò di provvedere al recupero del fondo, il centro urbano fu arricchito di nuovi edifici pubblici e privati, gli artisti senesi abbellirono chiese e residenze signorili ma soprattutto fu cinta di nuove mura che andarono a racchiudere tutte quelle strutture sorte al dì fuori dell'antico borgo, ingrandendo e potenziando così l'antico Castrum aldobrandesco.
Con i nuovi ordinamenti, Pereta viene riconfermata in Podesteria rimanendo tale sino a ché nell'800 verrà aggregata al nuovo comune di Magliano.
L'accesso al centro storico, delimitato da una doppia cinta muraria, è possibile dalla parte bassa attraverso la pregevole porta merlata di origini tardomedievali che crea uno scenario suggestivo a coloro che percorrono la strada proveniente da Magliano in Toscana.
La parte bassa del paese, relativamente più moderna rispetto alla parte alta, presenta i resti di una cinta muraria distinta rispetto a quella che circonda il nucleo più antico superiore.
La parte alta del paese, più antica, è dominata dall'imponente Torre dell'Orologio, edificata in epoca medievale.
La Chiesa di San Giovanni Battista, edificata in epoca medievale e ristrutturata in epoche successive, si presenta al suo interno in stile barocco; la Pieve di Santa Maria Assunta venne edificata invece in epoca quattrocentesca.












le Mura

la Porta della Cinta Muraria


la Torre dell'Orologio


la Pieve di San Giovanni Battista




































La chiesa di San Giovanni Battista è una costruzione d'origine romanica che conserva nella facciata buona parte dell'originario paramento.
L'interno è a navata unica, con tre altari seicenteschi in gesso e stucco ornati secondo eleganti canoni barocchi; gli altari laterali sono corredati da due dipinti seicenteschi di scuola senese; particolarmente rilevante è quello del lato sinistro, attribuibile ad Astolfo Petrazzi, con la Madonna col Bambino che porge il Rosario a San Domenico e a Santa Caterina da Siena; nei bordi i quindici misteri del Rosario.
Nell'altare di fronte la tela con la Madonna col Bambino e Santi, riferibile ad un artista senese stilisticamente discendente da Alessandro Casolani e Vincenzo Rustici.